NR glossario

Neuro_Revolution

pratiche artistiche, neuroscienze e tecnologia nella società in rete

 

Il Glossario di Neuro_Revolution raccoglie termini che danno conto di una parte delle conoscenze e dei ragionamenti attivati o messi in circolazione dal progetto. Accomunati dall’appartenenza al campo semantico della tecnologia, questi concetti vengono qui ri-umanizzati o de-macchinizzati.


cloud


Concepita da Irwin Dorros, a partire dagli anni ’70 la nuvola è stata utilizzata dagli ingegneri come simbolo per rappresentare un network non identificabile o non prevedibile, indipendentemente se fosse riferito a una rete telefonica o alla rete internet. L’idea del cloud come metafora dell’esternalizzazione remota del calcolo e dell’archiviazione è supportata dall’idea comune della comunicazione digitale e dei media quali entità immateriali. Per Vincenzo Estremo, il cloud computing sfrutta questa associazione per dare al digitale e ai media una sorta di credibilità basata sull’effimero, nascondendo quindi tutte le possibili manifestazioni materiali. Ma per quale motivo l’immaterialità del cloud dovrebbe rappresentare un dato positivo? Per quanto riguarda il cloud computing, si pensa erroneamente che l’assenza di peso derivi dall’assenza di consumo di memoria nell’archiviazione locale. D’altra parte, anche se la composizione, la misurazione e il peso delle nuvole atmosferiche non sono più un mistero, è pur sempre vero che storicamente queste appaiono come elementi immateriali. Vedere fluttuare le nuvole nel cielo ci dà l’impressione che questi agglomerati non rispondano alle leggi gravitazionali. In realtà le goccioline d’acqua che le compongono sono sostenute da correnti ascensionali non sufficientemente attrattive per precipitare al suolo sotto la forza di gravità. Tutte le nuvole, dunque, hanno un peso.


connessione


Nell’informatica e nelle telecomunicazioni questo termine assume diversi significati in base al contesto in cui è usato. In una connessione fisica si pongono in collegamento due o più apparecchiature elettroniche attraverso un’interfaccia e dei mezzi trasmissivi su entrambi i dispositivi (es. cavi elettrici). Relativamente a una rete di terminali, si definiscono invece connessioni logiche e/o fisiche, collegamenti verso l’esterno col fine di completare un dato servizio. Un insieme di connessioni crea una rete di comunicazione che, per propria conformazione, assume una struttura decentralizzata e distribuita. La decentralizzazione è un modello complicato che permette di trovare o escogitare vie di fuga, nuove architetture e sondare altri sentieri. Un modello che in biologia trova il suo emblema nella vita vegetale e fungina. La connessione è un sistema di cause ed effetti, legami, tentativi, hackeraggi biologici, mediazioni, coesistenza, vita e morte.


crowdsourcing


Il mio corpo è un contenitore. Gli organismi che vivono al suo interno sono eventi che, nel loro accadere, per osmosi e interazione, generano l’ontologia del processo. Cos’è una risposta se non un insieme di quegli eventi? E che altro sono questi eventi se non le domande stesse?
Il mio corpo come contenitore, ecosistema; produce, rigetta e chiede la consapevolezza del collettivo. In che senso io sono ed il resto è? Io sono gli eventi, le domande e la risposta. Sono la folla che mi abita, sono la coesistenza di singolarità ed eventi che nella complessità formano una comunità.
Chiedo alla folla: sono, anzi potrei essere, il nodo sul dito, il filo della matassa che si attorciglia nelle mani di chi gioca e giocando chiede, impara, vive e forma altrettanti eventi, insiemi ed organismi? Io come insieme, come contenitore macchina, come automa, di che insieme faccio parte? Sono un organismo di quale ecosistema? La risposta è l’insieme dei processi.


interruzione


L’interrupt è il meccanismo informatico che consente alle macchine di ricevere e rispondere a segnali asincroni provenienti dall’esterno. Come spiega Giorgio Griziotti, questa capacità è ciò che ha reso possibile il real time computing e che ha portato i computer dalla fase moderna a quella attuale, sociale. La conoscenza si sviluppa in modo del tutto diverso dalla rigidità computazionale ma l’idea di attenzione e di relazione con l’esterno, resa possibile da un’interruzione nel normale svolgimento di una funzione, risuona con i concetti di sospensione o interruzione utilizzati nell’affect theory. Secondo Brian Massumi, ad esempio, un’interruzione è ciò che rende possibile il cambiamento: provocando l’alterazione di uno stato, apre uno spazio virtuale di possibilità, permettendo al nuovo di emergere. L’idea che un’opera o un evento creino una frattura nel normale modo di percepire le cose è intuitiva. Possiamo pensare a Neuro_Revolution in termini di interruzione? Una residenza è una sospensione, all’interno della quale si ricevono stimoli dall’esterno. Che tipo di reazione ha suscitato? Quali conoscenze ha messo in moto? Che genere di risposte verso l’esterno ha generato?


sincronizzazione


In informatica, la sincronizzazione è un processo che riguarda l’attivazione di flussi di esecuzione in contemporanea. Se le operazioni vengono eseguite in serie, il problema non si pone. Qualora sia necessaria una modalità di esecuzione parallela, invece, si può incontrare una regione critica, ovvero una porzione di codice che può essere processata da un flusso alla volta. Affinché il sistema funzioni correttamente emerge dunque la necessità di un’alternanza tra i diversi flussi. Trasposto il ragionamento all’esperienza umana, possiamo agire diversamente di fronte a una regione critica? Invece di essere uno spazio per il singolo, può essere interpretata come uno spazio per il molteplice? Spingendoci ancora oltre, può essere uno spazio in cui uno e molti perdono di significato, secondo un paradigma rizomatico? Scrivono Deleuze e Guattari: “il rizoma non si lascia riportare né all’Uno né al molteplice”. Sincronizzazione, allora, come apertura di uno spazio il cui funzionamento è dato dalla rinuncia all’individualità e alla differenziazione. La nuova regola è l’integrazione e la moltiplicazione dei flussi: canto polifonico.


sistema


Un sistema è un’unità costituita da più parti interagenti tra loro che formano un tutt’uno in cui ogni parte dà il proprio contributo per una finalità comune. Così come in informatica il sistema operativo è un insieme di software che fornisce all’utente una serie di comandi e servizi per usufruire al meglio della potenza di calcolo di un elaboratore elettronico, in fisica l’insieme dei corpi che prendono parte ad un sistema vengono ad essere regolati da determinate leggi che ne definiscono il loro funzionamento e la loro interazione.
In qualsiasi caso il sistema, visto come palcoscenico, ha come protagonisti la macchina e l’uomo secondo diverse combinazioni: macchina-uomo, macchina-macchina, uomo-uomo. In quest’ultimo rapporto si dà maggior spazio alla causalità, all’errore e all’inaspettato: un teatro improvvisato. Qui la mancanza di un copione rende difficile se non impossibile controllare il numero dei parametri significativi.


public void


Nel gergo di diversi linguaggi di programmazione, la dicitura Public void corrisponde alla dichiarazione di una funzione pubblica – cioè accessibile, visibile da chiunque – che però non restituisce nessun valore: un qualcosa che esiste, ma che aspetta istruzioni per poter agire.
Volendo invece tradurre questo termine in maniera letterale si otterrebbe l’espressione “vuoto pubblico”, ovvero, una condizione collettiva che nasce dalla necessità di colmare un senso di vuoto che è, principalmente, personale, privato; attraverso le nuove tecnologie (e dunque grazie alla rivoluzione culturale che Internet continua a rappresentare da oramai circa trent’anni), provare a essere parte della vita dell’altro diviene una pratica indispensabile per poter vivere l’illusione di sentirsi meno soli. Il concetto di horror vacui è qualcosa che caratterizza, da sempre, il pensiero occidentale: una paura che, riportata ai nostri giorni, ci fa comprendere meglio la deriva accelerazionista propria di una società dedita al costante accumulo di capitale. Per Bauman – nel suo Mortalità, immortalità e altre strategie di vita – “la riapertura del vuoto è ciò che porta il terrore della morte al centro stesso della vita”; la lucidità di tale riflessione ci induce inevitabilmente a pensare, invece, a quanto sia differente la percezione del vuoto all’interno delle culture orientali. Nelle dottrine buddhiste, ad esempio, la vacuità (Śūnyatā in sanscrito) assume un ruolo fondamentale in quanto necessaria per abbandonare ogni egocentrismo ed entrare in contatto con un corpo unico: se si comprende che ogni cosa è vacuità, e che quindi non implica nessun limite alla manifestazione delle possibilità, ci si rende maggiormente predisposti a un qualche effettivo riempimento. La vacuità è l’essenza della compassione ed essa viene spesso associata alla natura ultima della realtà poiché “la vera natura di tutti i fenomeni è vuota, al contrario dell’allucinazione dell’ego che è piena di concetti, aspettative, ansia e proiezioni che non hanno nulla a che fare con la realtà.” (Lama Thubten Yeshe).


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